MANIFESTO
Ritengo che il design non consista semplicemente nel produrre oggetti, ma nel definire relazioni funzionali tra persone, strumenti e contesto.
Ogni prodotto contribuisce a modellare il comportamento quotidiano: può rendere un gesto più chiaro, migliorare la comprensione di un uso, favorire un’interazione più consapevole.
Il mio ruolo come designer è strutturare esperienze d’uso efficienti e significative, attraverso scelte progettuali coerenti.
Progetto con l’obiettivo di evidenziare il valore dell’azione presente mediante la coerenza dei materiali, la precisione della forma e la chiarezza della funzione.
Autenticità, Nessun artificio. Ogni materiale e scelta formale deve raccontare la sua natura senza travestimenti.
Semplicità, Ridurre all’essenziale è un gesto di rispetto: permette all’oggetto di convivere con l’utente senza imporsi.
Funzionalità, L’estetica nasce dall’uso. Osservo i gesti quotidiani per costruire soluzioni intuitive e accessibili.
Sostenibilità, Non un’etichetta, ma una responsabilità progettuale: materiali durevoli, processi consapevoli, prodotti riparabili.
Matericità, Prediligo materiali sinceri, legno, metallo, vetro, cemento, che invecchiano con dignità e raccontano il tempo.
Legame, Un oggetto che genera affezione è un oggetto che dura. Il design non finisce nella produzione: continua nell’uso.
L’autenticità diventa matericità visibile. Se un oggetto vuole essere onesto, deve mostrarsi per quello che è. Per questo utilizzo materiali sinceri, legno, metallo, vetro, cemento, senza mascherarli. Le giunzioni, le texture e i segni di lavorazione non sono difetti da nascondere, ma tracce di verità.
La semplicità si traduce in forme essenziali. Eliminare il superfluo non è minimalismo estetico, ma rispetto per chi utilizza l’oggetto. Linee pulite e proporzioni chiare rendono l’uso immediato e lasciano spazio al gesto.
La funzionalità genera chiarezza visiva. Quando la funzione è il punto di partenza, la forma non è decorazione ma conseguenza. Ogni sporgenza, curvatura o dimensione ha un motivo d’esistere. Se non serve, non c’è.
La sostenibilità impone durabilità e modularità. Un prodotto deve poter essere riparato, aggiornato, personalizzato. Questo non condiziona solo i materiali, ma anche l’interfaccia, le modalità di assemblaggio e persino il linguaggio formale.
Il legame emotivo guida l’esperienza d’uso. Se voglio che un oggetto venga custodito nel tempo, devo far sì che attivi rituali e affezione. Per questo progetto pensando al gesto, non solo alla funzione: l’uso deve avere una qualità sensoriale, quasi cerimoniale.
CHE TIPO DI OGGETTI VOGLIO METTERE AL MONDO
Progetto oggetti relazionali. Non disegno solo strumenti, ma compagni d’uso. Un oggetto ben riuscito non si limita a funzionare: accompagna un gesto quotidiano e lo rende consapevole. Come un vinile che costringe ad ascoltare con intenzione, cerco prodotti che trasformino l’uso in rito.
Credo nell’industria come forma di artigianato evoluto. Utilizzo la tecnologia non per imitare la mano, ma per amplificarla. CNC, stampa 3D e processi ibridi mi permettono di tradurre un’intuizione intima in una forma accessibile e ripetibile. È la mia idea di poesia seriale.
Progetto per il tempo. I materiali che scelgo devono invecchiare con dignità, portare i segni d’uso, raccontare una storia. Un oggetto ben progettato non si consuma: matura. E più viene usato, più diventa personale.